Made in Sicily

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A oltre trent’anni dalla pubblicazione di BACIAMO LE
MANI, il primo romanzo che, insieme a IL PADRINO, abbia
raccontato la mafia dall’interno, Vittorio Schiraldi torna a
parlare del tramonto di un patriarca, tratteggiato sulla figura di
Bernardo Provenzano, per cogliere i risvolti umani di un uomo
che, nel chiuso della sua solitudine di uomo braccato, finisce
per maturare la consapevolezza di un fallimento che lo indurrà
a una scelta che segna l’inaspettata conclusione di una vicenda
non più ispirata alla cronaca ma alla rilettura del personaggio
che ne ha voluto fare l’Autore.

Lo spunto narrativo è il viaggio del protagonista, uno
scrittore di gialli, che dopo alcuni anni torna a Palermo per
acquistare una barca che gli è stata proposta dal cugino, che
gravita nell’area di Cosa Nostra, e finisce per trovarsi al centro
di un complotto che prevede come esito finale l’assassinio del
Capo dei Capi che, suo attento lettore, ha voluto incontrarlo nel
suo rifugio segreto.

Nei giorni che egli trascorre con la Persona, e che ci
aiutano a far luce sul come riesca a vivere la sua latitanza, ha
modo di far emergere nel vecchio boss debolezze e antiche
aspirazioni insoddisfatte, provocandogli una sorta di crisi che
delinea l’autentica dimensione umana di un personaggio
finalmente esplorato all’interno di un mondo che ormai non
riesce più ad appagarlo e che lo indurrà quindi ad assumere
una decisione che determinerà il colpo di scena finale.
MADE IN SICILY si rivela quindi, ancora una volta, un
romanzo del tutto originale nel quale Schiraldi, sconvolgendo
ancora una volta il tradizionale racconto mafioso, rifà il verso al
linguaggio dei boss, tratteggiandone debolezze e manie
attraverso la descrizione di personaggi e situazioni che, anche se appaiono irriverenti e paradossali, corrispondono ad
atteggiamenti e scelte che appartengono realmente al mondo di
Cosa Nostra e alla esue ritualità. Atteggiamenti che ci danno
quindi la misura, in quel mondo appena desritto, di una visione
della vita che rasenta l’assurdità e la follia soprattutto quando il
rispetto delle tradizioni si trascina in epoche che imporrebbero
comportamenti più adeguati.

Un romanzo amaro e al tempo stesso “divertente”, ricco di
colpi di scena e di singolari personaggi, si tratti di nobili
decaduti o mafiosi arrivisti , che si legge tutto di un fiato e che,
pur fotografando la realtà mafiosa che fa da sfondo alla vicenda
del protagonista non manca di rivolgere uno sguardo
malinconico ad una “Palermo sparita” e forse anche per questo
sconosciuta a molti.


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